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LA VALIGIA DEI SOGNI

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IO CON ANNA LAURA FIRENZE NOVEMBRE 2010

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IO CON CLAUDIA KOLL - ANNO 2006

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IO CON SIMONA ATZORI

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IO E ATTORI FILM " AMICI MIEI" FIRENZE 1975

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MARIA LUISA NEL 1975

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IO E GIANMARCO TOGNAZZI ANNO 2010

AUDITORIUM DEL QUOTIDIANO " LA NAZIONE"

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                                           Aprile 2010
Gentile Signor
Gianmarco Tognazzi,

Scuserà la mia intrusione, per essermi permessa di scrivere questa lettera, volevo esprimerle con queste parole, un mio ricordo che riguarda suo padre,  il grande Ugo Tognazzi.
Ho conosciuto personalmente suo padre ed altri attori durante le riprese del Film  “AMICI MIEI” girato a Firenze in Via dei Renai, rione di San Niccolò, io e mio marito avevamo il bar dove sono state girate molte scene di questo capolavoro,  con  la regia del Signor Mario Monicelli.
Era il 1975, come vedrà dalla foto che ho portato per dimostrare la mia testimonianza, io sono quella vicino a suo padre, e se non mi riconosce è perché da allora sono passati 35 anni.
La foto scattata nella sala giochi del bar, dove sul biliardo erano stati gettati delle mazzette di soldi finti che servivano per la scena,  ritrae suo padre Ugo Tognazzi, Duilio Del Prete, Gastone Moschin, Philippe Noiret, Bernard Briè, io e mio marito.
Nel rione, l’avvenimento di veder girare un film con attori così importanti, ebbe una grande risonanza, però nessuno avrebbe previsto questo successo, anche ora, dopo tanti anni quando lo programmano alla televisione tutti lo rivedono volentieri, è stato veramente un pezzetto di vita che mi sono sempre portata dietro con grande gioia.
Questa foto attaccata alla parete dei ricordi, nel mio semplice salotto è stata ammirata e commentata da tutte le persone che hanno varcato la soglia di casa mia.
A Firenze sono stati girati molti film, ma “ AMICI MIEI “ nessuno lo dimentica.
Come fare a dimenticare il personaggio e la “signorilità del Conte Mascetti” (suo padre) le “zingarate di questi amici cinquantenni che ne combinavano di tutti i colori, la trovata geniale degli schiaffi alla stazione Ferroviaria di Firenze, le marachelle che combinava il barista Necchi ( Duilio del Prete) che discuteva sempre con la moglie, il Perozzi (Philippe Noiret) che faceva il giornalista al quotidiano La Nazione, il Melandri  (Gastone Moschin) con il suo grande cane, la simpatia del pensionato credulone (Bernard Bliè,) che per copione, si ingozzava di cannoli siciliani e poi ne pagava solo uno con aria indifferente, il problema era, che fino a che la scena non veniva come voleva il regista, lui doveva mangiare sul serio…e ad un certo punto erano guai per il suo povero stomaco.
Mi ricordo suo padre, quando nei momenti di pausa nessuno lo lasciava in pace, chi gli chiedeva le ricette perché  sapevano che a lui piaceva cucinare,  chi gli chiedeva un autografo, chi faceva domande indiscrete, ma lui con una risposta secca li metteva subito a tacere.
Un giorno, nel momento che prendeva un caffè, sorridendo mi ha detto:
“Lei.. (pausa…tipo Celentano) è una persona molto gentile, ha due occhi bellissimi, ma per la voce…dovrebbe abbassare leggermente il volume”
- “ Ho capito.. -gli ho risposto- una calda e una fredda…”
Questo era Ugo Tognazzi, un grande talento con un’anima scherzosa e simpatica.
Anche lei è un bravissimo attore, non mi meraviglia ha avuto una eccellente scuola da suo padre, lei sa entrare nella parte con il cuore, quando recita sa essere serio, severo o gentile secondo il copione.
Le faccio i miei più sinceri auguri per il suoi  prossimi impegni cinematografici e televisivi.
La ringrazio, essendo oggi qui presente, di darmi l’opportunità di salutare lei che ammiro per la sua bravura, e di aver ricordato con gioia suo padre che ha trasformato una pagina della mia semplice vita, in una pagina da ricordare per sempre.

Distinti saluti

Maria Luisa Seghi  


 

UGO TOGNAZZI E GIANMARCO...IERI...

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GIANMARCO TOGNAZZI...OGGI...

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IO E CATERINA "TAXI MILANO 25"

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LETTERA A CATERINA BELLANDI
E AL SUO TAXI * MILANO  25 *
                                                                                                      Scandicci,25/05/06
Cara  Caterina,
     Avevo promesso di scriverti e questa è la lettera che ti dedico.
Il nostro primo incontro è stato particolare e virtuale, ti ho visto in TV per la prima volta, non sapevo chi eri, e naturalmente non sapevo niente di te e niente della tua bellissima storia. Un giorno, ascoltavo distrattamente la TV e improvvisamente in quel piccolo quadrato della televisione, è apparso un volto unito ad  una voce che parlava d’amore per gli altri, un volto che assomigliava a quello di una dama di altri tempi, un abbigliamento particolare, che su altre persone avrebbe fatto anche un po’ ridere,  ma non a te,  a te stava benissimo anche il cappello adornato di rose ti donava molto e ti  faceva assomigliare ad un personaggio incantato.
Sembrava  incredibile che a Firenze girasse per le strade un taxi così fantastico e travolgente, con una tassista che assomiglia ad una fata, devo scriverle, se poi il destino vorrà che io conosca la sua storia allora  la conoscerò..
Speravo di trovare il tuo numero sull’elenco della città, non abitavi più lì, ma fortunatamente un signore mi ha dato il numero del tuo cellulare. Non so se quel signore così gentile sia stato il mio Angelo Custode in modo da favorire questo incontro, ti ho telefonato e con mia grande gioia  volevi conoscermi,  così è iniziato questo filo di amicizia.
Raccontandomi la tua storia mi hai messo al corrente che ora ti dedichi, escluso che fare il tuo lavoro, ad alleviare la sofferenza degli altri, andando a trovare i malati e portando gratis i bambini  all’Ospedale pediatrico Meyer .
Solo tu potevi farlo, tu sai cos’è la sofferenza, l’ hai vissuta sulla tua pelle.
Avrei voluto prendere nelle mie mani il tuo cuore e ascoltare la tua anima per i momenti terribili che hai passato, nel vedere la malattia che silenziosamente ti portava via  Stefano, il tuo uomo.
Vederlo soffrire per poi lasciarti per sempre, ma non ti ha lasciata… dicendoti di fare il suo lavoro e donarti il suo taxi  è  stato come un grande ed eterno messaggio d’amore.
Tutto è scritto Caterina, solo in nome di Stefano e la tua bontà e la grande sofferenza, ti hanno fatta diventare quello che sei. Era destino, il tuo incontro con Stefano, il grande amore che provavi  per lui, hai affrontato la sua malattia e quando è giunta la sua morte, tu da impiegata che sognava  marito e figli, ti sei messa a guidare il suo taxi, è come se le vostre due anime fossero unite per
sempre, lui ti è sempre vicino e ti protegge, sei diventata un mito, la tua dolcezza conquista i cuori, e lui, era così che vedeva il tuo futuro, ecco, perché ti ha detto che solo se avessi fatto questo mestiere, saresti sopravvissuta al grande dolore.
Tu non sei capace di voltarti dall’altra parte di fronte alla sofferenza, perché aiutando gli altri aiuti anche te stessa.  Spesso tentiamo di capire che cos’è la nostra vita, tu lo sai già, la stai vivendo con grande gioia, perché ti sei resa conto
che ogni giorno della nostra  vita è un grande dono.
E’ stato emozionante il nostro incontro vero, non virtuale, ero ferma sul marciapiede, ho visto in lontananza  un Taxi * MILANO 25*  con due fari che sembravano occhi veri con delle ciglia  da cerbiatta, e decorato con tanti disegni colorati, non potevi essere che te, sono salita un po’ intimidita, e quando la porta si è chiusa mi sono ritrovata nel paese dei Balocchi e nella casa delle fate, ero circondata da pupazzi, caramelle, giocattoli vari giornali, foto, non sapevo dove guardare, so soltanto che respiravo un’aria di pace e di serenità, questo spazio magico era inondato da una   musica dolcissima, è stato come se il mondo esterno fosse sparito nel nulla. Hai detto che mi portavi a fare visita ad una persona, che era a letto, malato terminale di tumore.
Siamo arrivate dove abita il sig. Renzo, timidamente  insieme a te sono entrata in questa stanza, lui è a letto in questo luogo, non so per quale magia, non si respira aria di malattia, ma un’aria speciale, come di felicità e d’amore, da un lato c’era una ragazza che disegnava appoggiata ad un tavolo, Caterina in fondo al letto gli
parlava, stavano facendo dei progetti per una festa che si svolgerà nei prossimi giorni, il telefono suonava, sembrava una Ditta nel pieno svolgimento del suo lavoro, poi c’ero io un po’ emozionata che leggevo i miei scritti.
Mi sono resa conto, ascoltandolo che è una persona speciale, il suo sguardo penetrante e fiero ti fora l’anima, i suoi occhi mentre ti guardano, ti accarezzano il cuore per questa dolcezza mista alla malinconia che irradiano.
Gli ho porto le mani per salutarlo, e ho guardato le sue, sono belle, fragili e forti nello stesso tempo, assomigliano alle mani di un pianista e di un pittore
Ho visto alcuni dei suoi quadri, sono belli ,ma particolari, c’è un quadro con delle colonne , e come sfondo delle grandi montagne, ha voluto evidenziare, con le colonne, la forza della sua volontà, e le montagne come un miraggio, o un sogno che voleva realizzare, chissà….
Ci sono altri due quadri,  mi ha detto che sono i suoi incubi, uno raffigura Firenze, con una riga che taglia in due la città, era la metafora per non dimenticare il 4 novembre 1966, giorno dell’alluvione, è vero, l’alluvione ha proprio tagliato la città con tutta la sua acqua, procurando tanti danni e perdite di vite umane.
L’altro dipinto,  raffigura dei disegni blù e rossi tutti intrecciati, un vortice di colori in eterno movimento, che dalla nascita ci porta alla morte, con tutti i suoi dolori, le sue gioie,le paure, le speranze, le delusioni. “Questa  la storia della vita umana” 
Renzo è coraggioso, affronta la sua malattia con una dignità incredibile, la sofferenza è la più pura delle cose, ispira amore, e se lui soffre, non versa il dolore sugli altri, è ammirevole per il coraggio che dona  a chi gli è vicino.
Grazie di esistere Caterina, e grazie per avermi fatto conoscere una persona così speciale.
Sono sicura che  tutte le persone che incroceranno la tua strada, potranno contare su di te, li renderai felici con il tuo modo di essere, e le tue parole,  che sanno mitigare il dolore perché  vengono dal cuore.

Un abbraccio grande                                                    Maria Luisa Seghi

                                          
 

CATERINA E IL SUO TAXI MILANO 25

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SOLO A FIRENZE ABBIAMO UNA FATA PER TASSISTA

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IO BARBARA E PAOLO BACCIOTTI

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Fondazione creata in memoria del figlio Tommasino

Lettera inviata ai genitori di Tommasino                                                                
                                                                                 19 OTTOBRE 2006

Ci sono coincidenze che cambiano la vita, e arricchiscono lo spirito, io ho incontrato “virtualmente” il vostro piccolo angelo che è volato via a due anni, per un tumore celebrale,  per lui sono diventata l’angelo delle parole e gli dedico questo pensiero:

*Tommasino, sarai sempre nei cuori di chi ti ama perché non sarai mai dimenticato*

 Gentili Signori Barbara e Paolo Bacciotti

Ho seguito con molta attenzione la trasmissione  *Tante Storie * su rai 1, dove avete raccontato la  storia del vostro dolore, dalle vostre parole ho riconosciuto la bontà e la solidarietà,
Io, invio lettere alle persone che mi colpiscono, per la loro storia di sofferenza, perché, consolare la sofferenza non è facile,  trovare le parole giuste che servono, per affrontare giorno, dopo giorno, il dolore di avere perduto una persona cara, e voi purtroppo sapete che cosa vuol dire.
Quante volte lungo i viali ho visto questi grandi poster con l’immagine di questo meraviglioso bambino, e ho letto la scritta “ Di tumore muoiono anche i bambini” è una frase tagliente che ferisce il cuore, ma, le macchine corrono via veloci, tanto….succede agli altri…..
Un giorno,  mi sono fermata a vedere più da vicino  questa foto, lo sguardo gioioso di questo angelo che è salito al cielo troppo presto, aveva solo due anni, quasi interamente vissuti fra i camici bianchi dei medici, era affetto da  un grave tumore al cervello non curabile. Ho pensato con grande tristezza a questi genitori che hanno fatto di tutto e di più per scansare la morte del suo piccolo, ma niente ha potuto salvarlo da un triste epilogo, così è arrivato lo sconforto totale,  immersi in quel dolore che era più grande di loro.
Ma era scritto, nelle pieghe della vita…lui aveva scelto per genitori, due persone eccezionali come voi, per scendere sulla terra, anche se è stato per poco, forse il suo destino era nascere solo per dare un messaggio e un aiuto ai bambini sofferenti, perché è stata proprio la sua dolorosa morte che ha fatto in modo che voi, con la forza della disperazione, vi ha fatto creare la “Fondazione Tommasino Bacciotti” dedicata a vostro figlio, in modo che così sarà sempre ricordato. e questo grande gesto di impegno e solidarietà aiuta i bambini malati di tumore, e le loro le famiglie , per rendere quella speranza di vita che Tommasino non ha avuto.
Questa mia volontà di scrivere, è nata da grandi sofferenze. Lassù qualcuno mi ama ho pensato, e cercando di aiutare gli altri, con delle semplici parole, mi sembra di rendere l’aiuto che ho avuto io. Se solo una persona si sente sollevata dalle mie parole, sono felice, mi sento come se avessi aiutato tutto il mondo.  Un giorno, spero di conoscervi……Io prego per le sofferenze delle persone che incontro sulla strada della mia vita, chiedo anche  al mio dottore dell’anima, che mi aiuti ad aiutare gli altri.
Niente succede per caso, sotto a questo cielo, a me, avevano sempre colpito queste grandi foto di Tommasino, e avrei voluto scrivervi prima, ma non sapevo se poteva essere giusto nei vostri confronti rinnovare questo grande dolore, poi mi sono decisa…
Scusatemi  se, senza nemmeno bussare…sono entrata nella vostra vita. Umilmente, mi inchino al vostro dolore, e se una lacrima scenderà sui vostri volti, io la raccoglierò con il pensiero e la invierò Lassù a Tommasino, che la stringerà forte, nelle sue piccole mani di angelo, ora chiudete gli occhi, pensate al suo sorriso…se avrete la sensazione della sua presenza, è lui che vi dà una carezza sul cuore e vi consolerà.  Io pregherò,  la preghiera, come la poesia, è il respiro dell’anima, ed è proprio nella vostra anima e nel vostro cuore che abiterà per sempre Tommasino.                
Un grande abbraccio a lei Barbara e a lei Paolo, che avete affrontato il vostro dolore, con una grande dignità ed un grande coraggio, in ogni bambino che aiuterete a guarire e a curare vedrete vostro figlio, porterete  gioia ai loro genitori,  che forse senza di voi avevano perso ogni speranza di veder sorridere ancora i loro bambini.


                       Cordiali saluti
                                                                                                   Maria Luisa Seghi  

                                                                             
 

Un angelo di nome Tommasino

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Scrivo messaggi nel sito della Fondazione dialogando virtualmente  con Tommasino.

La  famiglia ha istituito una fondazione benefica a favore

dello studio e la cura dei tumori cerebrali infantili.
Per entrare nel sito:  www.tommasino.org 

Per leggere i miei messaggi  con il nome Maria Luisa Seghi  l' angelo delle parole 

cliccare su BLOG .

BUONA LETTURA

 

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LETTERA INVIATA AL QUOTIDIANO " LA NAZIONE"

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21 febbraio 2010
Gentil.mo Giuseppe Mascambruno
Direttore de "La Nazione”

"Gentile Direttore,
Volevo ringraziarla, per avermi dato la possibilità di vivere una serata di grandi emozioni, per la cerimonia che si è svolta nell'Auditorium del giornale, in occasione del Decennale della Fondazione Tommasino Bacciotti.  Il suo bellissimo discorso di apertura, seguito poi da tutte le persone che hanno reso la loro testimonianza, hanno fatto capire la grande importanza e il grande impegno di questa Fondazione, le parole che sono state dette hanno aperto un susseguirsi di grandi emozioni che hanno veramente toccato le corde dell'animo umano.
Paolo Bacciotti ha raccontato con la voce rotta dal dolore, il triste percorso della malattia di suo figlio, a Barbara, la mamma, scendevano le lacrime nel momento che ringraziava tutti, mi ha straziato il cuore quando ha detto " Io ero la mamma, Tommasino era il mio primo bambino, non sapevo come affrontare il dolore il vederlo sui poster di tutta la città...era come dividerlo con tutti..poi mi sono abituata...ho capito l'importanza di quello che stavamo facendo per tanti altri bambini". Caro Direttore, quanta emozione vera, era nell'aria in quella sala, quante persone si asciugavano gli occhi. È stato commovente il momento del Premio donato da Paolo e Barbara Bacciotti alla madre del vostro bravissimo giornalista Ennio Macconi, prematuramente scomparso, proprio lui, 10 anni fa aveva fatto un bellissimo articolo sulla Nazione per la nascita della Fondazione. Io so la storia di Tommasino perché scrivo nel Forum della Fondazione e dialogo virtualmente con lui.
Signor Mascambruno, avrei voluto stringerle la mano per salutarLa, ma non ho osato..c'erano tante persone importanti, io...mi sono sentita come una formichina insieme a tante farfalle colorate.
Grazie per queste iniziative a grazie per essere il Direttore del quotidiano che leggo da 45 anni.
Distinti saluti          
                Maria Luisa Seghi - Scandicci

 Il Direttore ha così risposto alla commovente lettera di Maria Luisa:

"Carissima Maria Luisa, sono io a ringraziare Lei e gli amici Barbara e Paolo Bacciotti per la straordinaria opportunità offerta di condividere un momento di tale emozione. E sono particolarmente felice che La Nazione stia diventando sempre più il luogo, oltre che il mezzo, per vivere insieme la città migliore."  

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Dedica a Barbara, mamma di Tommasino Bacciotti

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Cara Barbara,
                     A te, voglio dire una cosa con il cuore, sei una mamma meravigliosa, è stato commovente quella sera per tutti i presenti a La Nazione, quando, con la voce rotta dal pianto e le lacrime che scendevano hai detto con parole semplici e bellissime:
“ Io ero la mamma, Tommasino era il mio primo bambino, non sapevo come affrontare il dolore, e vederlo sui Poster di tutta la città era come dividerlo con tutti…poi mi sono abituata, ho capito l’importanza di quello che io e Paolo stavamo facendo per tanti altri bambini.”

Le tue parole per me sono state un tonfo al cuore, la  paura di averti addolorato con i miei messaggi, dato che mi rivolgevo virtualmente sempre a lui, e il fatto di non aver compreso mi ha fatto provare una tristezza infinita.
“Barbara, se ti ho procurato involontariamente dolore, perdonami…”
Ora ti sento più vicina, perché so che hai capito…e dal quel piccolo bambino volato via, sono nate grandi cose, sei la moglie di un grande uomo come Paolo e la tenerissima mamma di Costanza e Caterina, ma,  hai dato la vita anche a Tommasino un bambino veramente importante, che rimarrà sempre nel cuore di tutti quelli che lo hanno amato.

Con affetto un abbraccio

                               Maria Luisa


 

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