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LE MIE LETTERE

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AMICIZIA VERA E LEALE

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Lettera dedicata alla Milena, mia cara amica da più di mezzo secolo.
Scrivere questa lettera è stato come aver sfogliato insieme il libro delle nostre vite, con grande lealtà e sincerità.

                                                                               *************                                                             
                                                                               15 DICEMBRE 2012
Cara Milena,
                                Oggi ho sfogliato per caso un album di foto degli anni  60,  ed ho rivisto le foto che abbiamo fatto sul luogo di lavoro, in occasione di qualche ricorrenza, calcolando che io sono entrata a lavorare nel 1956, sono 56 anni che ci conosciamo,  più di mezzo secolo della nostra vita, fra parole dette e ascoltate, avvenimenti  accaduti e 56 anni di consigli dati e ricevuti, lacrime asciugate e lacrime cadute.
Vedendo nella foto tutte le nostre colleghe di lavoro ( alcune ci hanno lasciato per sempre…) ho pensato che la vita è come una margherita con tanti petali, i petali rappresentano gli anni che passano, ogni volta che uno cade racchiude in se tutte le gioie, i dolori, i nostri problemi di salute, le nostre delusioni, i nostri sogni.
C’è chi perde tutti i petali, c’è chi arriva a metà, c’è chi ne perde pochissimi……
Chi ha perduto tutti i petali, ha vissuto tutte le fasi della sua vita,  chi arriva a metà ha spezzato tutti i suoi sogni,  chi ne perde pochissimi ha solo il tempo di vedere il mondo e poi lasciarlo……
Questa è la storia di tutta l’umanità, perché nascere, vuol dire anche morire…
Sai, guardando le foto , ti voglio confessare una cosa, quando ci siamo conosciute,  ho capito che cos’era la bellezza di una donna, perché quando ti guardavo vedevo non una ragazza normale ma una specie di Miss Italia (ora non ridere…è la verità), cioè in confronto a te , mi sentivo una piccola formica vicino ad una farfalla,  non che  fossi  proprio un mostro, ma te eri un’altra cosa,  ero contenta per te, eri così altera e dolce,  nel comportamento e nel modo di esprimerti, avevi quella bellezza che tutti ammiravano, quanti giovani e quanti uomini  si fermavano davanti al banco, e guardandoti quanti sogni avranno fatto, ma ti avranno anche ammirato per la tua serietà.
Mi ricordo la sera , quando uscivi dal lavoro insieme alla tua amica Anna,  sembravate due modelle che sfilavano sulla passerella,  ora lei è in America,  mi ricordo la  fiaba della principessa, quando quel giovane americano si innamorò perdutamente di lei ,  e lei ha lasciato tutti e tutto per andare a sposarsi ed ha coronato il suo sogno americano.  Tutti ne parlavamo quando successe, mazzi di rose e biglietti dall’America,  sembrava la trama di un romanzo rosa che ha avuto un lieto fine. Un uomo ricco, una bella casa, poi  due figli, un mondo tutto nuovo…..Qualche problema sarà sorto perché non sono tutte rose e fiori,  ma  è stato un bel sogno per lei. So che continuate a telefonarvi,  le vere amicizie non contano il tempo che passa…non contano gli anni che scorrono..
All’inizio che cosa ci poteva unire?  Voi due avevate le vostre amicizie, tutte belle e tutte stangone… io invece uscivo con altre ragazze,  noi sembravamo le sorellastre di Cenerentola….
Mi ricordo quando andavo a ballare ai Commercianti, quante risate, quanti sogni, quante illusioni, la giovinezza che avevo mi permetteva di essere allegra,  tanto ci avrebbe pensato il tempo a farci vedere le cose diversamente.
Poi, i casi della vita, ci hanno avvicinato,  giorno dopo giorno è nato quel sottile filo di amicizia che è diventato sempre più resistente e saldo, tu hai visto le mie doti  e i miei difetti, e viceversa, la bellezza esteriore non contava poi tanto, così non ci siamo più perse di vista, anche quando il lavoro ci ha portato su due strade diverse, abbiamo continuato a telefonarci, ci consigliavamo a vicenda, e abbiamo scoperto che grande amicizia era nata, senza invidia, senza ipocrisia, mai nessun rancore, per me eri un’amicizia unica,   mi sono resa conto che solo a te potevo dire tutto con sincerità e fiducia, ero sicura che non mi avresti mai delusa, e via, via che gli anni sono passati,  non ho mai dubitato della tua correttezza e della tua lealtà,  e credo che anche per te sia così.

Quante volte siamo andate sul  Ponte Vecchio e in  Via Por Santa  Maria a guardare le vetrine, e sognavamo ad occhi aperti la nostra vita futura e il matrimonio con il principe azzurro..

Nei periodi più brutti della mia vita quante volte ti ho detto:
“ Grazie Milena, tu sei il cuscino dove potrò sempre appoggiare la testa, perché potrò sempre contare su di te.”
Ricorda che anche tu puoi contare sempre su di me, e nei momenti difficili e critici  pensiamo sempre che Il Signore ci è vicino e ci aiuterà a superarli.
Ricordo di aver letto in un giornale delle frasi di Oriana Fallaci che parla della vecchiaia,  penso che abbia ragione, perché nel corso della vita, quando siamo giovani siamo sempre influenzati da qualcosa e da qualcuno, ora che siamo libere da impegni di lavoro essendo in pensione dobbiamo combattere per altre cose, come i problemi di salute.

Questa è una lettera,  che parla di un’amicizia vera e leale, ho messo dentro una nota di malinconia , una di ricordi, una di nostalgia, un po’ di allegria…
Se un giorno i petali della margherita saranno finiti, ed io   “ volerò via”  leggi ancora le parole di questa lettera,  sarà come se fossi ancora vicina a te, perché il bene che ti voglio, non sarà mai dimenticato.

Con affetto un grande abbraccio

                                                            Maria Luisa 


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FIRENZE - PONTE VECCHIO AL TRAMONTO

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AMICIZIA CHE UNISCE I CUORI

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LIBRO DI FRANCO MANDELLI PER A.I.L.

ASSOCIAZIONE ITALIANA LEUCEMIE E LINFOMI

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                                                   Scandicci 05 Marzo 2011

Gentile Prof. Franco Mandelli,

Ho letto il suo libro “Ho sognato un mondo senza cancro” e mi scuserà se mi sono permessa di scriverle.
I suoi molteplici impegni di importanza primaria non so se le permetteranno di  leggere questa lunga lettera, ma non le nascondo che ne sarei onorata.
Il suo sogno di vedere un mondo senza cancro è bellissimo e Lei con la sua grande forza e determinazione, di chi non si da mai per vinto ha fatto delle cose grandi.
Ho letto le  battaglie che ha dovuto affrontare nel corso degli anni per ottenere di tutto e di più per i suoi pazienti, e vista la sua lungimiranza e l’ampiezza dei suoi progetti nei quarant’anni di A.I.L (Associazione Italiana leucemie e linfomi) con la sua capacità è riuscito ad ottenere grandi riconoscimenti .
…Ho camminato fra le parole, ho solcato le righe e lì sul ciglio della sua storia mi sono seduta ed ho pianto…
Queste sono le sensazioni che ho provato con occhi velati per l’emozione alla lettura di questo libro.
Dolcemente sono entrata nel dolore e nel coraggio di tutte le meravigliose creature che il Signore ha voluto di nuovo vicino a Sé,  Lui gli ha porto la Sua mano dopo che loro avevano lasciato la sua che le ha guidate nel corso della malattia con tutto il  cuore e con l’amore più grande, sia come sensibilità  umana che come medico.
In queste storie che parlano di guarigioni bagnate con la gioia e di morti bagnate con le lacrime, Lei esprime e descrive con chiarezza la grande forza d’animo e la sopportazione per il loro stato di salute, e se, alcuni non hanno superato l’estrema prova della vita sulla morte, non sono vissute invano, perché dall’ esperienza maturata cercando di trovare la soluzione migliore sono nate altre idee, altri esami, altre soluzioni positive che hanno portato alla guarigione.
E’  triste la storia di  quella signora che ha deciso di  togliersi la vita, forse, questo gesto così disperato è stato dettato perché era stanca di lottare 24 ore al giorno con la sofferenza ed ha preferito andarsene solo dopo aver capito che i figli essendo cresciuti avrebbero sopportato meglio il dolore della perdita che il dolore di vederla soffrire.
La vita è un grande dono che abbiamo avuto, e solo Dio può toglierla, ma chi può giudicare dove può arrivare il limite della sofferenza umana e Lui, nella Sua grande misericordia l’avrà accolta e perdonata.
E’ toccante la storia di Vanessa, ha lottato fino in fondo senza abbattersi mai, ha studiato sempre con ottimi risultati,  ha riempito le sue giornate con mille interessi che hanno dato la gioia di vivere anche a tante altre persone, un bellissimo esempio di altruismo e di bellissimo cuore, non mi meraviglia che Lei Professor Mandelli abbia dato proprio alla Casa Alloggio il nome di “Residenza Vanessa”  in modo che questa coraggiosa ragazza non venga mai dimenticata per gli anni a venire.
Come non ricordare le guarigioni di José Carreras e di tante altre persone che sono tornate a vivere dopo la tempesta…
Io scrivo, scrivo,  mi scuso se non mi sono ancora presentata…
Mi chiamo  Maria Luisa Seghi  e per problemi di salute il mio cielo ha avuto le nuvole con la pioggia e la tempesta, ma mi è stata concessa un’altra possibilità di vita, e questo mi ha fatto pensare di più agli altri cambiando radicalmente il mio  modo di vivere e di pensare.
Abito a Scandicci (Firenze) sono una delle tante volontarie di AIL e mi ha guidato su questa strada mio fratello Riccardo che da anni fa parte della Vostra Associazione e ora lavora presso la casa accoglienza AIL di Firenze vicino all’ospedale di  Careggi.
Ho visitato la struttura e sono rimasta affascinata dalla gentilezza del personale e da come tutto è stato organizzato alla perfezione per far sentire a loro agio le famiglie che devono stare vicino ai loro cari che sono malati.
Inoltre, sono la cugina di Oriana e Raffaello, e come saprà il motivo per cui hanno conosciuto l’AIL è stato per un una gravissima tragedia che li ha colpiti perdendo la loro unica figlia: Ilaria di 19 anni, affetta da leucemia. Per non morire di disperazione per il mare della vita che li aveva travolti, invece di affogare nelle onde furiose del dolore hanno reagito cercando con la loro buona volontà ed efficienza  di aiutare gli altri in tutti i modi possibili in questo percorso doloroso della malattia entrando a far parte di questa grande famiglia dell’ AIL, e forse nei cuori di altre creature malate, e nei sorrisi delle persone fuori dal tunnel, avranno rivisto il sorriso della loro figlia perduta.
Nei giorni stabiliti dal vostro calendario  nei posti assegnati vendo le uova di cioccolato a  Pasqua e le piante di Stelle a Natale, con grande gioia e partecipazione, do spiegazioni sui vostri progetti, spiego che cosa vuol dire AIL, che non è solo una sigla ma dietro queste semplici lettere c’è un progetto universale per una malattia che con la ricerca scientifica e l’impegno si spera di debellare, e renderla  una malattia curabile come le altre.
Spiego, a chi è reticente, che le stelle hanno un prezzo un po’ più alto in confronto ad altri punti vendita perché in quella stella che poi vedono nelle loro case c’è la solidarietà di aver contribuito  alla realizzazione di progetti per aiutare la ricerca per la cura della leucemia e linfomi, in ogni fiore della stella, in ogni stelo, in ogni sorpresa o nella cioccolata delle uova, dietro c’è sempre una storia… storie di vita vissuta, storie di malattie di sofferenza ma anche di guarigioni e storie di  speranza, perché quella  speranza  è stato Lei con il suo modo di essere a comunicarla ai suoi pazienti.           
Ho letto della sua volontà instancabile di non lasciare niente di intentato, e se molte persone riescono a guarire o ad avere una vita migliore lo devono anche a Lei ed a tutti i suoi collaboratori che non vi siete mai arresi di fronte a qualsiasi difficoltà.
Quello che mi ha colpito molto è che Lei è come un medico personale per ognuno dei suoi pazienti, è dolce il pensiero che non indossa il camice quando visita i bambini per non impressionarli, il suo sorriso così convincente li fa sentire al sicuro e protetti che non esitano a mettere la loro vita nelle sue mani per la grande fiducia che ripongono nel suo operato e questa è una cosa sublime.
E’ questo il rapporto che dovrebbe sempre esistere fra medico, infermieri e pazienti perché dialogando e cercando di capire anche le esigenze del malato le cose andrebbero sicuramente meglio.
Io sono stata operata al polmone e so che cosa vuol dire avere un sorriso, invece di essere trattata come un numero dal personale infermieristico.
Mi congratulo con lei Prof. Mandelli che ha fatto della medicina una vera missione in Lei ci sarà quella gioia e quella fierezza di aver portato L’AIL a questo traguardo nessuno poteva fare meglio di così. Naturalmente tutte le persone della sua equipe e tutti i suoi collaboratori sono bravissimi, ed anche a loro va la mia ammirazione per il grande amore che dimostrano verso la missione che svolgono. 
Mi congratulo con Lei e con la Dottoressa Roberta Colombo che  scrivendo insieme questo libro, ci avete donato, non solo delle nozioni per capire meglio la malattia, ma momenti di lettura emozionanti che  fanno riflettere sul senso della vita e della morte.

Un grande abbraccio virtuale a tutte le persone che vedono il cielo da una finestra di ospedale, si sentiranno travolti dal destino che li ha colpiti e si sentiranno ingabbiati nel dolore, io vorrei dire loro che devono vivere sempre con la speranza, è la speranza che ci accarezza il cuore e ci aiuta ad affrontare la vita  perché è dal cuore che partono tutti i sentimenti umani.

Posso permettermi Professore di abbracciare virtualmente anche Lei?

Cari auguri  e che il Signore guidi sempre i suoi passi e i suoi pensieri.

Distinti saluti 

Maria Luisa Seghi
( volontaria AIL )


 

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LA VERNA - SASSO DOVE PREGAVA SAN FRANCESCO

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LETTERA DEDICATA AD UNA GIORNALISTA - Il mio pensiero dopo aver letto il suo libro.

                                                                                       12 LUGLIO 2007
Gentile Signora
T.F.
Mi permetto di scriverle dopo aver letto il suo libro. Mi hanno colpito molto le parole dove descrive la sua sofferenza per la morte  della mamma.
Il suo libro non è stata una voce che voleva essere ascoltata, ma un urlo…un urlo che ha  riempito le pagine, lei con il tempo, non voleva lenire il dolore, ma con la lettura lo rinnovava ogni volta.
Ricorderà sua madre per la sua vitalità, ma sarà difficile dimenticare quanto ha sofferto.
Nel Forum del sito di “Tommasino Bacciotti” ho scritto, fra tanti altri, un messaggio “Il cuore bagnato” e parlo del dolore di due genitori per aver perduto il loro bambino di due anni.
E’ così che vedo il suo cuore, i cuori  bagnati dal dolore, sono tutti uguali…hanno il battito cadenzato della tristezza, appoggiato sull’anima.
Quando abbiamo il cuore bagnato dal dolore, ci rifugiamo fra le lenzuola, e aspettando il mattino, c’è in noi la speranza che un Angelo asciughi questo tormento sfiorando il nostro cuore con le sue ali.
Sua mamma sarà orgogliosa di lei per come ha descritto nel libro con estrema sincerità questo grido di dolore. Lassù…insieme agli Angeli, parlerà di che cosa prova l’anima nel lasciare le persone care, spiegherà la sofferenza del corpo umano, e la consapevolezza quando arriva il momento della morte. Saranno gli stessi Angeli che lei diceva di vedere fra le fronde degli alberi dal suo letto di ospedale.
Lassù, avrà trovato suo padre ad aspettarla, e le avrà offerto quel perdono che sulla terra non gli ha concesso, ritrovandosi avranno parlato di voi  figli, e penseranno che non sono vissuti invano, se hanno lasciato una famiglia così bella. Ho letto la storia dell’altro figlio di suo padre, lui non ha colpa se è nato, è stato solo il frutto di una grande passione che ha sconfinato, ma che indirettamente ha procurato sofferenza per altre persone. Quante parole saranno state dette…ho riflettuto molte volte sul senso che diamo alle parole: quelle che diciamo con la testa, quelle che diciamo con il cuore quelle che diciamo solo con la voce e quelle che rimangono chiuse nell’anima e che nessuno ascolterà mai.
Che senso hanno le parole? Possono dire tutto o niente è secondo chi ascolta, chi parla o le sussurra.
Leggendo le frasi che vi scambiavate voi fratelli e sorelle, quando la mamma stava male, ho rimosso nella mente la morte di mio padre, ricordo distintamente  le parole  che mia madre diceva quando stava male. Un tumore in 3 mesi l’ ha portato via, paralizzandolo e togliendogli l’uso della parola, 65 anni pieno di vita, si è trovato lì inerme e dipendente dagli altri anche per bere un sorso d’acqua, 
Solo io, non riuscivo a gioire di questo, sapevo che vicino a lui c’era la morte, sempre, giorno e notte, mi sembrava di vederla, girellare fra i mobili della camera,  non era bella come Brad Pitt, nel film “Ti presento JO BLAK”  il suo volto era inesistente, nell’aria solo dolore, lacrime e sofferenza.
In quella stanza si è consumato un grande duello fra la  VITA e la MORTE lei…era lì, per compiere la sua missione, nessuno poteva evitarla, o mandarla via
Vedevo negli occhi di mio padre la rabbia cieca per non poter più parlare, quando passavamo vicino al letto,  ci tirava gli abiti con l’unica mano che poteva muovere, cercava di articolare  le parole, ma non riusciva. Deve essere terribile,  oltre la malattia, capire cosa succede intorno a tè e non poter dire nemmeno una parola alle persone che hai amato.
Poi è arrivato *quel momento* quando con l’ultimo respiro ha attraversato il confine della vita, aveva vinto LA MORTE..lo ha portato via, erano le ore 22 di un giovedì sera, in quel momento solo silenzio e buio, come se il dolore della sua sofferenza terrena fosse passato sulle nostre anime, anche la disperazione e le lacrime non facevano rumore.
Il grande telo nero del lutto, era sceso sulla nostra casa,  l’aveva circondata in un grande abbraccio di dolore, niente sarebbe stato più come prima.
Io, avevo timore a vedere i morti, poi ho scoperto che è dei vivi che dobbiamo avere paura, quel giorno  è successa una cosa straordinaria, forse, due Angeli  mi guidavano, dandomi quella forza e quel coraggio che credevo di non avere, era sposto lì nella sua camera, nella rigidità della morte, indossava il suo vestito più bello, lo guardavo, aveva il volto sereno, la sofferenza era sparita, provavo quasi un senso di liberazione, dopo averlo visto soffrire tanto, sorella morte non era più presente in quella stanza, ma era andata via con la sua anima, lasciando a noi il suo involucro di essere umano senza vita, la sua missione era compiuta.
Anche la mamma è mancata, un dolore fortissimo averla perduta, ma nel suo volto non ho visto la sofferenza, perché è morta improvvisamente per un attacco cardiaco.
E’ stato emozionante per me, che leggendo le sue parole, ho rivissuto quei momenti, e sapesse quanti sogni ho fatto dei miei genitori, nel corso di questi anni, è stato come aver vissuto ancora con loro dopo la morte, li sento vicini e forse ci sono…
Lei, mi ha colpito in un passaggio del libro, scrive che cercava Dio mentre curava sua madre, scrutando ogni movimento del suo viso e del suo corpo, quel Dio che pregava sua madre, ma che lei non vedeva e nel dolore non si era resa conto che Dio aveva trovato lei…non era forse Dio che le dava tutta quella forza per curare sua madre, quei gesti così teneri fatti con il cuore che le rivolgeva, non era forse il grande amore che veniva da Dio?
Sua mamma è stata sepolta su quella terra che amava tanto: La Verna uno dei gioielli del Casentino, si è mai domandata perché in vita le diceva che quella terra le piaceva tanto? Forse era nei suoi desideri sapeva, che il suo corpo sarebbe rimasto lì per sempre.
Conosco La Verna, è un  luogo dove l’aria è dolce e spirituale che ti avvicina al cielo, io, guardo sempre il cielo per sentirmi più vicina a Dio e alla Madonna.
I miei genitori erano nati  in  un paese del Casentino,  tutte le estati andavano lassù, nella sua piccola casa, poi mio padre è morto, e la mia mamma ha continuato ad andarci da sola, diceva, che camminare sulla sua terra, era come rivedere tutti i suoi cari che non c’erano più.  Dalla piazza dove c’è la torre del Castello vedeva in lontananza il cimitero, tutte le sere andava a salutare il mio babbo, era come essergli più vicina, diceva che tutte  quelle lucine accese che da lontano sembravano lucciole,  erano le anime che si preparavano per andare nei sogni dei loro cari ancora in vita.
Nel 2000 è venuta a mancare anche lei, improvvisamente per un attacco di cuore, ora sono tutti e due sepolti nel cimitero del Casentino, Lei diceva sempre: “Voglio morire dove sono nata, vorrei addormentarmi e non svegliarmi più, così non vedrò la morte in faccia, e non la terrò vicina avendo una malattia”
Così è stato, però che dolore grande per chi rimane, non poterla abbracciare l’ultima volta. Ho sentito come una pugnalata al cuore, dopo la funzione funebre,  quando la bara è entrata in quel forno con un rumore sinistro, ho capito che non l’avrei più rivista,  la lama ha forato anche l’anima, gli avevo sempre detto:
“Mamma ti voglio bene,  sei stata la prima cosa bella che ho visto, poi  tutto il resto del mondo…”
Chiudo gli occhi e li penso, mi sembra di essere nel piccolo cimitero di questo paese, con una mano accarezzo le foto…il pensiero vola…e mi rivedo bambina quando in estate correvo fra le strade del paese, giocavo con le bambole e i tegamini nell’aia piena di galline che si rincorrevano, correvo nei campi dove coglievo le ciliegie e le mele, correvo nelle vigne dove avevo sempre paura di essere inseguita da una serpe, saltavo fra i balzi per cogliere i fiori.
La morte fa parte della vita anche se tutti abbiamo timore di averla vicino,  ma se nel nostro cuore regna la Fede, si affrontano meglio le avversità che incontriamo lungo il percorso. Quando a me, hanno dato pochi mesi di vita, ho pensato- “Perché proprio a me? “ riflettendo mi sono detta- “ E perché no!!..non ho il fiocchino rosso, nessuno è immune. Poi, come per “miracolo” mi sono salvata… forse Lassù..avevano un altro programma per me ?
La vita è come il cielo, ci dà le nuvole e ci dà il sole, la vita ci dà anche le gioie e i dolori che ci raggiungono in silenzio, nei momenti più impensati della nostra esistenza.
Termino questa lunga lettera con le ultime parole del suo libro:

“NEL NOME DEL PADRE DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO SANTO COSI’ SIA “

Le auguro che Dio le porga sempre la Sua mano, è quel Dio che pregava sempre sua madre e che ora è nel suo cuore è in tutte le pagine che ha scritto.

Cordialmente la saluto   
                                             Maria Luisa Seghi
               

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LA VERNA - INTERNO BASILICA - TERRACOTTA VETRIFICATA DI ANDREA DELLA ROBBIA

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LA TRISTEZZA CONSOLATA DA UN ANGELO

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LETTERA A CLAUDIA KOLL

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CLAUDIA KOLL IN AFRICA

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                                                                   Scandicci, 26/10/06
Gentile Signora
  Claudia Koll

So che in questi giorni è a Firenze al Teatro della Pergola come interprete principale in una commedia, e prendo l’occasione di scriverle con la speranza che questa lettera le giunga.
Io scrivo alle persone che ammiro per la loro umanità e lei sta facendo qualcosa di straordinario, trasmettendo la Luce della fede che per lei è diventata una ragione di vita.
Leggendo della sua conversione , ho riflettuto molto sui vari aspetti dell’animo umano perché Lei essendo una donna bellissima e di grande successo, ha cambiato il suo modo di vedere il senso della vita, in Lei deve essere entrata una grande voce, che ha fatto vibrare la sua anima e se prima, veniva coinvolta nell’effimero, adesso, senza essere appariscente, è più bella  più umana più dolce di prima, ha cambiato completamente il suo sguardo, è come se al suo fianco ci fosse sempre un angelo che avvolgendola con le sue ali la guida, e le fa sprigionare intorno una luce e un’atmosfera di pace e serenità.
L’ ho vista sui giornali, con i bambini in Africa, sul giornale nella foto dello spettacolo alla Pergola, alla TV quando con voce dolcissima parla di Gesù e della  sua grande  fede in Dio.
Sembra quasi che abbia trascorso un periodo della sua esistenza in Paradiso, e voglia  comunicare agli altri, la gioia di avere dentro di sé, questa serenità, che solo la fede può dare.
Io  so che cosa vuol dire avere fede…Sono una donna semplice, che dopo grandi sofferenze per problemi di salute, ho scoperto con gioia il dono della scrittura che infonde in me una nuova visione di ciò che mi circonda, scrivo le poesie in autobus, scrivo le mie riflessioni sui fogli della spesa, scarabocchio i miei pensieri su qualsiasi foglio bianco,  scrivo lettere a chi ha bisogno di conforto, e se le mie parole possono far felice solo una persona, è questo quello che voglio…far felice qualcuno.
Nel 2001 sono stata operata al polmone (prognosi 3 mesi di vita) mi sono salvata, un caso che ha meravigliato anche i medici, poi altri problemi di salute, altri interventi, in più, forti dolori alla mano destra mi impedivano qualsiasi movimento che solo un difficile intervento poteva risolvere il problema. Ero stanca di tutta questa sofferenza fisica, le mie passeggiate erano dal medico, i miei giardini erano gli istituti di analisi, i miei svaghi erano andare a prendere le risposte. Affrontavo tutto con le lacrime sempre pronte, vedevo il cielo nero, i fiori grigi, il sole oscurato…
Faccio spesso sogni premonitori, ma uno in particolare, ha segnato il mio percorso di vita: una notte ho sognato, uno dei chirurghi che mi aveva operato al polmone, era deceduto sei giorni prima, si è avvicinato al mio letto, con delicatezza mi ha preso la mano destra ,mi ha fatto un massaggio, e mi ha detto di dire alla figlia che l’avrebbe sempre protetta.
La mattina dopo, quando mi sono svegliata  non credevo ai miei occhi, la mano era  sgonfiata, i dolori erano accettabili, la mano aveva conservato tutto il calore di quel massaggio, ho iniziato a fare tutte quelle  cose che non facevo da tempo, così ho evitato l’intervento. Per la gioia provata ho iniziato di nuovo a vedere i colori ai fiori e il cielo azzurro.
Questo fatto inspiegabile era per me,  la  conferma che esiste la
*La vita oltre la vita* e senza capire che meriti possa avere per meritarlo con presunzione ho pensato che “ Lassù “ qualcuno mi aveva aiutato.
Questo medico è diventato  il mio *Dottore dell’ anima* quando vado a portare un fiore sulla sua tomba mi sembra di averlo vicino con il suo camice bianco, non ha un bisturi nelle sue mani, ricordo solo la dolcezza di quel massaggio sulla mia mano e con il pensiero gli chiedo di aiutarmi ad aiutare gli altri, come lui ha aiutato me.

Mi scusi se mi sono permessa di  disturbarla raccontandole un po’ della mia vita.
La ringrazio  per aver letto le mie parole che sono dettate solo dal cuore”
Ora nella sua vita c’è solo la preghiera
  “Lassù” ascolteranno…le preghiere sono poesia per l’anima…

                   Auguri per il  bellissimo cammino di fede che ha intrapreso
 
Le invio una carezza e un abbraccio
                                                               Maria Luisa Seghi

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Dopo aver ricevuto la lettera la Signora Koll ha voluto conoscermi invitandomi al Teatro la Pergola di Firenze a vedere la commedia , poi nel suo camerino stracolmo di gente sono andata a salutarla, mi ha abbracciato come se mi conoscesse da sempre.
E’ stato un incontro emozionante,  parlava con una voce dolcissima e nei suoi occhi e nelle sue parole ho visto il riflesso dell’amore della Madonna e di Gesù .
Mi ha consegnato un santino dove è scritto GESU’ CONFIDO IN TE che conservo gelosamente fra le miei ricordi più cari.
La sua conversione le ha donato una luce particolare che riflette grande fede e altruismo, e io sono orgogliosa di averla conosciuta.

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GESU'..E' ENTRATO NELLA SUA VITA

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LA MADONNA DI MEDJUGOJRE

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LETTERA A SIMONA ATZORI

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SIMONA E LA DANZA

Simona Atzori è nata senza le braccia, nonostante questo, ha fatto della sua vita una leggenda, balla, scrive, dipinge ed è ammirata in tutto il mondo per il suo modo di essere. Dopo averle scritto una lettera ho avuto il piacere di conoscerla, in occasione della manifestazione Danza in Fiera che si è svolto a Firenze alla Fortezza Da Basso.
Quando l’ ho abbracciata ho provato una forte emozione, pensando che il Signore è in tutte le cose del mondo, facendo a questa meravigliosa creatura  il dono della felicità che porta nel cuore.

                                                                      27 Febbraio 2006
Gentil.ma Simona Atzori

Dopo lunga ricerca sono riuscita a trovare un indirizzo per mettermi in contatto con lei, e ho deciso di scriverle.
Il mio nome è Maria Luisa Seghi, mi sono permessa di entrare nella sua vita per comunicarle tutta la mia ammirazione.
Da quando ho subito un grosso intervento nel 2001 e mi sono salvata, la mia vita è cambiata, ho scoperto la meravigliosa realtà della scrittura che mi ha aiutato a superare tante difficoltà e problemi di salute.
Sono diventata una persona nuova che stento io stessa a riconoscere, con le mie lettere  cerco di entrare  nel cuore delle persone che mi colpiscono, o che hanno bisogno di una parola di conforto, scrivo  comunicando il mio pensiero.
Dopo averla vista ballare ho intitolato così la lettera che le dedico

“LEI…E’ UN  ANGELO CHE  BALLANDO  SOLCA  LA  SUA  VITA”

Il giorno della sua nascita,  è nata una bambina che al posto delle braccia aveva due bellissime ali bianche invisibili, lei stessa ha affermato che non vorrebbe essere diversa, è felice di questo suo essere diversamente abile, è scesa dal Cielo proprio per dimostrare, ed insegnare alle persone che l’handicap esiste solo negli occhi di chi guarda…Si…ci lamentiamo di tutto , anche di un piccolo taglio ne facciamo una tragedia, poi una domenica alla TV, improvvisamente un volto buca lo schermo, una bellissima ragazza  con un sorriso radioso, parla della sua vita essendo nata senza le braccia, e del suo rapporto con il mondo, ascoltarla mi ha dato gioia e serenità, ha parlato del ballo che adora, dei suoi quadri dipinti con le dita dei piedi, dei suoi gesti quotidiani, l’ ho vista ballare, è sublime come balla, sembra che voli, quanta dolcezza nel suo abbraccio virtuale con il suo compagno di ballo. Ho visto come teneva il pennello fra le dita dei suoi piedi quando sulla tela, ha fatto lei stessa il suo ritratto, i suoi capelli sciolti, come un grande manto le coprono le spalle e quel passo di danza, è così reale che sembra che esca da un momento all’altro dal quadro. Insieme al movimento dei suoi capelli, sembra quasi di sentir frusciare nell’aria la stoffa  leggerissima dei veli che ricoprono il suo abito di seta. Chi la guarda ballare o dipingere,  si lascia avvolgere, si lascia stupire da tanta voglia di vivere che lei  comunica agli altri.
Nascere su questa terra è un grande impegno, e lei ci dimostra che tutto è possibile, si vede nei suoi gesti, nelle sue parole, nei suoi movimenti di ballo è come una libellula,  nei suoi quadri i colori più belli, solo il Signore nel quale anche lei crede,  può darle questa grande forza che  “Tutto si può…basta volerlo con tutte le forze”
Lei ne ha tanta di forza, che riesce anche a trasmetterla a tutte le persone che incontra sulla  strada della sua vita.
Con grande ammirazione    Un abbraccio ed un cordiale saluto 
  

                          
                                                        Maria Luisa Seghi

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IL SORRISO DI SIMONA ATZORI

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LETTERA AD UNA MADRE

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COME UNA FARFALLA...NELL'ARCOBALENO

La vita è sempre poesia…anche se ci sono dei momenti da dimenticare…
Scrivendo questa storia triste e reale, vorrei fare una riflessione sullo stato d’animo di quelle persone, che quando avviene un incidente stradale, tolgono la vita ad un altro essere umano. Sono molteplici i motivi per causare una disgrazia: un errore di guida per distrazione, per la pioggia, la nebbia, la troppa velocità, un malore, un guasto improvviso, un’ ostacolo  in mezzo alla strada, un sorpasso azzardato…
A chi succede, nella maggior parte dei casi, si comporta come se avesse l’anima di questa persona sempre vicino, tenendola intrappolata in una rete come una farfalla che non riesce a liberarsi. Proprio questo pensiero gli infligge dei sensi di colpa che li rende infelici, producendo anche l’infelicità delle persone vicine.

(Naturalmente escludo da questa mia riflessione, chi fa uso di alcol o droghe o va a  velocità folli su auto di grossa cilindrata, per loro non c’è pietà, questi esseri umani..se così si possono chiamare, non sentiranno sensi di colpa non hanno una coscienza, non pensano al male che possono procurare, altrimenti non si metterebbero al volante drogati o ubriachi.)

Ho conosciuto questa storia di dolore, attraverso la lettera di una madre disperata dopo che il figlio aveva avuto un gravissimo incidente stradale.
Io ho cercato, nella mia risposta, di spiegare che quello  che era successo a suo figlio era grave,  ma il problema non si sarebbe risolto fino a che lui stesso, con la forza della volontà  non fosse riuscito  a perdonarsi.
Il figlio, con altri due amici era alla guida della sua auto,  affrontando una brutta curva sulla strada bagnata e con scarsa visibilità a causa della nebbia, ha causato un grave incidente stradale.
Il suo migliore amico ha perso la vita, e un altro ragazzo è rimasto ferito così gravemente che sta affrontando la vita sulla sedia a rotelle,  lui quasi indenne solo qualche graffio.
Da allora,  si è sentito circondato da un muro, fatto di ricordi e immagini dolorose, i sensi di colpa, lo accompagnano per tutte le ore del giorno, queste sensazioni hanno cambiato totalmente il suo carattere e il suo modo di vedere la vita, ma peggio di ogni altra cosa, tratta tutti con indifferenza e cattiveria.
Per esporre meglio questa triste vicenda, aggiungo uno stralcio della lettera che  ho scritto in risposta a quella della madre.

Cara amica mia,
capisco il tuo dolore, e credo anche di capire il comportamento  di tuo figlio, tormentato da una crisi di coscienza, e un grande senso di colpa.
La grandezza di un dolore si può capire solo provandolo sulla nostra pelle, è come se il cuore si piegasse ai voleri della mente…ma dobbiamo continuare a vivere, anche se sospiriamo per la sofferenza, il sole si alza ugualmente, i fiori sbocciano, le nuvole ci danno la pioggia, la vita continua a scivolare giorno dopo giorno e i nostri pensieri sono come  incartati nella carta vetrata…
Mi hai scritto che una notte, prima che accadesse la tragedia, un tuo sogno si è riempito di morte guardando un carro funebre e tanta gente che lo seguiva piangendo, (come una premonizione) ma cosa potevi fare? Dire a tuo figlio di non prendere l’auto per quelle immagini che avevi sognato?  Chi ti avrebbe creduto?
Naturalmente, quello che è successo è stato un trauma per tutte le persone coinvolte. Era un giorno come tanti, un pomeriggio di spensieratezza, tre giovani amici dentro l’auto, pieni di vita, ridevano, ascoltavano la musica, facevano progetti per la serata, non potevano immaginare che il destino crudele era lì inesorabile ad aspettarli, in quella curva maledetta.
Con obbiettività, cerca di entrare in quello spazio di tempo, e per un momento pensa di essere tuo figlio…
Era al volante, uno schianto improvviso fa accartocciare le lamiere come burro, il suo amico nel sedile vicino, non dà segni di vita, dell’altro ferito gravemente sente gli urli di dolore , e lui incredulo e disperato non riesce a capire che cosa è successo, si tocca il corpo, le gambe, il viso, parla si muove, tutto è a posto, non si è fatto quasi niente.
Arrivano i soccorsi, vedere il suo amico più caro lì in quella bara privo di vita, il dolore dei suoi genitori che in cuor suo avranno pensato…se quel giorno, non uscivano poteva essere ancora vivo.
Ma…il disegno del destino poteva anche essere che per questo giovane il tempo di vita terrena fosse finito, tuo figlio può essere stato  solo lo strumento per creare questa coincidenza.
L’altro suo amico ferito gravemente, le sirene delle ambulanze spezzano l’aria, quanto strazio quel giorno su quella strada….
Ecco la risposta a questa sua ribellione verso tutti, e tutto, forse in cuor suo, non oso immaginare che cosa avrebbe preferito prima di avere questo tormento per sempre, l’asprezza che dimostra tuo figlio è solo una maschera  per nascondere l’amarezza che ha dentro al cuore.
Vedi, lui non è che non voglia più bene a te o alla famiglia, questo grande astio che dimostra, è solo perché, pensa di avere perso  il vostro affetto e la vostra stima,  si sente escluso dalla vostra vita, scorgerà nei vostri volti il rimprovero per come è diventato, vorrebbe cambiare, ma non ce la farà se non dimostrerà un po’ di umiltà.
Non deve pensare che volete cambiarlo, deve arrivarci da solo a vedere dove sbaglia, guardalo negli occhi, e non trattenere le lacrime, lui vede la tua angoscia, sa a sue spese che cos’è la sofferenza..cercate di fargli capire, che non è  solo ad affrontare questo dramma.
Si è laureato, il lavoro e le responsabilità che ha, lo faranno riflettere su molte cose, io sono sicura che raggiungerà il suo equilibrio, anche con l’aiuto di questa ragazza, che con amore  gli farà vedere quel filo di luce che si chiama speranza, e lo aiuterà a dimenticare questa tragedia. Non cercare di allontanarlo da casa mandandolo a vivere da solo se non è lui che lo chiede, se metti queste pareti fra  voi, si sentirà così escluso che lo perderai per sempre, te la senti di affrontare anche questa prova? 
Tuo figlio..per trovare la pace si dovrebbe solo perdonare
Per perdonarsi…dovrebbe andare a pregare sulla tomba del suo amico, chiedere a lui un aiuto per  trovare le giuste parole da dire ai genitori per il grande dolore procurato, cercando con umiltà di ottenerne il perdono.
Per perdonarsi…..dovrebbe andare dal suo amico che deve affrontare la vita guardando il mondo da una sedia a rotelle,  con il suo appoggio e le sue parole, aiutarlo a superare i momenti bui perché, ne avrà di momenti bui…
Dovrebbe abbracciare tutti voi della famiglia in silenzio, non occorrono parole, il perdono viene dal cuore.
Per perdonarsi…dovrebbe andare in Chiesa, guardare con gli occhi dell’anima il dolore sul volto di Gesù Crocifisso. Se la corazza si scioglie, e riesce finalmente a piangere, doni queste lacrime e le sue sofferenze nelle mani di  Colui che  ascolta, aiuta e perdona , anche quelli che non sanno più pregare .
Cara amica mia, cerca di avere fiducia, un giorno, con il tempo, e lenito un po’ il dolore e la tristezza rivedrai il sole negli occhi di tuo figlio..”

Un abbraccio   Maria Luisa
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Mi sono sentita impotente di fronte a questo grande dramma umano,
Cosa potevo ancora dire a questa madre ?

Con una riflessione termino questo racconto…
  “”A te… Ragazzo, voglio dire solo questo…la vita ci riserva molte sorprese, alcune peggiori delle altre, ma…tu che tieni per mano il tuo dolore, per quello che ti è successo, abbi il coraggio di guardare  per l’ultima volta l’anima che hai vicino, intrappolata nella rete dei tuoi pensieri, apri le  mani e lasciala volare alta nel cielo come il volo di  una farfalla. solo così, la tua mente riuscirà a vedere  il volto del tuo amico più caro, nei colori di un bellissimo arcobaleno
Perché…lui…Lassù, ora è felice, sa che avrai la forza di perdonarti, queste disgrazie succedono, molte volte la colpa è un miscuglio di coincidenze, forse eri distratto in quel momento, ma non eri drogato non avevi bevuto, perdonati, dopo, ti accorgerai che il dolore sarà più lieve, e finalmente potrai tornare a sorridere…””
La vita ci dà delle grandi prove da affrontare, lungo il  percorso a noi destinato. ma ci dona anche una grande forza, ed è con quella forza, che cerchiamo di superare tutti gli ostacoli.
Illuminiamo tutte le strade del mondo, con la luce della coscienza e della prudenza , non doniamole al buio della morte e del dolore.

Cerchiamo di trasformare la nostra vita nei versi di  una poesia, assaporando il piacere anche per le piccole cose, perché voltandosi indietro ci accorgeremo che erano grandi.

                                                                                                               Maria Luisa

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L'ARCOBALENO..UN PRODIGIO DELLA NATURA

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LETTERA AD UNA POETESSA

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LA VITA....DIVERSA

Oggi desidero parlare della “Disabilità” dedicando una lettera ad una poetessa.
Le persone con questo problema hanno una vita, ma  non la vivono come era nel loro diritto, ma in altro modo,  lo so che è un discorso complesso e difficile perché molti di noi non capiscono l’importanza di aiutare queste persone.
Loro non sono figli di un Dio minore, hanno diritto come gli altri ad avere tutte quelle possibilità per vivere una vita normale senza i disagi e gli ostacoli che devono affrontare ogni giorno, hanno già avuto la sfortuna di incontrare sulla loro strada  una malattia  che li confina a vivere  su una sedia a rotelle.
Loro “Esistono” ma non avevano scelto quella vita…“Esistono” ma devono affrontare le difficoltà della malattia con tutte le conseguenze che comporta.

“La vita che non ho vissuto” è stata scritta da una persona diversamente abile.  Segue un mio pensiero….
Le emozioni del cuore sono piccoli miracoli…ed è quello che ho provato leggendo questa  poesia

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LA VITA CHE NON HO VISSUTO…

Cosa ne sai …della vita che non ho vissuto…
Di quelle scarpe mai consumate…
Di quella sete di mare mai dissetata…
Di quella valigia mai chiusa…
Tu cosa ne sai…Di quella giostra su cui non sono mai salita…
Di giorni di neve vissuti dietro un vetro…
Di quelle parole d’amore, che il mio cuore non ha mai udito…
Tu cosa ne sai…di quelle mie fredde sere d’estate…
Di quelle corse da bambina che non ho mai fatto…
Di quel primo bacio che non c’è mai stato…
Tu cosa ne sai…di quella pioggia che il mio viso non ha mai sentito…
Di quello schiaffo che non ho mai preso…
Di quella musica che non ho mai ballato…
Tu cosa ne sai…di quei fiori che non ho mai colto…
Di quelle scale mai prese…
Di mulini a vento che non ho mai visto girare…
Di una poesia mai scritta…
Tu cosa ne sai… della vita che non ho vissuto.

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Gentile autrice,
chiudi gli occhi, dammi la mano e vieni via con me… dimentica per un momento “quella vita che vivi” faremo insieme un viaggio immaginario, voleremo sulle nuvole  e io con la fantasia ti condurrò nella valle degli angeli, perché solo un angelo poteva scrivere dei versi così  pieni di significati per spiegare la sua malattia e il proprio essere diversamente abile.
E’ vero, che cosa ne so, della vita che avevi il diritto di vivere e che non ti è stato concesso,  è vero…come posso capire completamente i problemi  del tuo vivere quotidiano, è vero…come posso entrare nei tuoi pensieri, nelle tue sensazioni..
Allora…facciamo una magia e nello spazio di questo sogno viviamola insieme quella vita che non hai mai vissuto…
Ti donerò le scarpe da ballerina e in punta di piedi potrai volteggiare sull’arcobaleno, perché nell’arcobaleno ci sono tutti i colori della natura e della vita che vorresti.
Tu con i pensieri dell’immaginazione, guarda le montagne che non hai mai scalato, guarda i  colori dei fiori che avresti voluto coltivare e cogliere, calpesta il verde dei prati dove avevi il diritto di correre, sorridi  per la sensazione che potrebbero darti le onde in riva al mare sfiorando i tuoi piedi nel momento che guardi l’intensità del suo colore blù .
Afferra una nuvola e forma una scultura con le tue mani poi rincorrila nel cielo azzurro,  non vorresti provare l’ebbrezza  della sua corsa nel momento che il vento l’ accarezza ?
Ora faremo una valigia piena di sogni, poi getteremo nell’infinito mondo della poesia, tutto il contenuto che si trasformerà in un cielo pieno di puntini luminosi, alza gli occhi e le stelle nel loro meraviglioso silenzio illumineranno i pensieri della tua anima, nel momento che la luna con la sua scia argentata accompagna una  barca di pescatori.
Vorrei  prenderti in braccio, condurti nel paese magico delle giostre e adagiarti su una  carrozza trainata da due cavalli bianchi guidata da una fata che ci porterà in un mondo incantato, e con la sua bacchetta magica coprirà tutto con la neve, li non ci saranno vetri che ti separano dal paesaggio ma potrai lasciare le tue impronte immaginarie, e potrai scuotere i rami di un abete e una pioggia di neve abbellirà  i tuoi capelli.
E’ vero…io cerco di farti sognare, ma cosa ne so….delle tue fredde sere d’estate, delle scale mai salite, della pioggia che non ti ha mai bagnato…dello schiaffo mai ricevuto…della musica mai ballata…dei mulini al vento che non hai visto girare….di quell’altalena mai adoperata…
E’ vero non so niente di questo, ma quello che so con certezza è che esisti…che sei  una persona con il sole negli occhi e con la musica nel cuore e  al suono di queste bellissime  note virtuali,  guarda il soffitto della tua stanza è pieno di farfalle, guarda le pareti inondate di fiori di mille colori, guarda il pavimento ricoperto di petali di rosa, balliamo insieme la danza della vita, quella vita che avevi il diritto di vivere, e che non hai mai vissuto….
Un grande abbraccio ovunque tu sia…chiunque tu sia…autrice di questa poesia

Nel silenzio della mia casa trovo bellissimo ripercorrere avanti e indietro le tappe dei miei giorni, e ascolto la vita in tutte le sue sfaccettature, la mia, la tua, e quella di altri..
In perfetto meraviglioso silenzio,  inizio a scrivere, come per magia le parole che avvolgono a mia mente le faccio scivolare sulla carta come una caramella e l’incantesimo continua….

                                                                                         Maria Luisa Seghi


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GIOSTRA IN P.ZZA DELLA REPUBBLICA A FIRENZE

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Concedimi la Serenità di accettare le cose che non posso cambiare,

Il Coraggio di cambiare le cose che posso cambiare,

e la Saggezza di capirne la differenza.

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LETTERA AD UNA CARA AMICA

Per capire il senso meraviglioso della nostra esistenza, che molte volte non sappiamo apprezzare, basterebbe visitare per un giorno le strutture dove sono queste persone colpite da ictus, allora ci sembrerebbe bello anche una pietra sconnessa, la pioggia che ti bagna, il bus affollato...perché, ci fa sentire vivi, invece lì in quei letti,  ci sono solo persone che vivono una vita...che non è vita....

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LA TRAMA DI UN FILM PER RICORDARE UNA VITA

Per porgere il mio conforto a  Mary, dopo la morte della sua amica più cara Anna  e formulare un mio  pensiero sulla tristezza della vita, ho scelto la trama di un Film, che rispecchia il buio delle persone che entrano in coma e il dolore delle persone che stanno loro vicino.
                                                                                         
     Cara  Mary,
                             Molte volte i pensieri volano come piume, e non sappiamo, dopo il suo volo magico, dove si posano. Con questa lettera ti spiego perché oggi, i miei pensieri si sono posati su di te.

Una sera alla TV ho visto il film  “Parla con lei” mi sono resa conto di  quanti sentimenti contrastanti possono esserci nelle scene  che passano veloci una dietro l’altra, e fanno riflettere sulle persone,  e sulle difficoltà della nostra esistenza.

Nel film, c’è questo infermiere, si chiama Benigno, che è tutto casa e lavoro, di fronte alla sua finestra, c’è una scuola di ballo classico, lo colpisce una ragazza che si chiama Alicia, e si innamora di lei in un modo unico e grande, ma lei lo guarda appena, non è interessata a quel giovane che la guarda con estasi dalla finestra di fronte.
Lei  è ricca , ha tutto quello che si può desiderare, figlia di un medico, ha la sua vita con i suoi divertimenti e le sue agiatezze,  ogni tanto lo saluta, gli racconta che cosa fa, ma niente di più.
Per un brutto incidente, Alicia entra in coma, il destino la unisce a Benigno, perché la portano nella clinica dove lui lavora, ora la può avere tutta per sé, non la deve più dividere con nessuno, ora non contano né la ricchezza, né la sua vita, ora è lì come una bambola rotta, lui le fa tutto, la lava la cambia, ma, più di ogni altra cosa,  parla con lei di  continuo, le racconta tutto quello che succede e tutto quello che fa, anche quando le lavano i capelli sta attento che il taglio venga bene, e quando è libero dal lavoro, fa le stesse cose che piacevano a lei, come andare a vedere i film muti che  lei adorava, uno di  questi film lo sconvolge, perché si rende conto, che non avrebbe mai potuto avere questa donna come lui desidera, una notte…quando tutto è avvolto nel silenzio nel farle le solite cure, si accorge che la tentazione ha preso il sopravvento..e accade quello che non doveva accadere. ma gli costerà caro questo errore, lei rimane incinta, e lui va in prigione per aver abusato di lei. Prima che Benigno vada in carcere, in questa clinica entra un’altra donna in coma, è stata presa in pieno da un toro nell’arena durante lo spettacolo della corrida, il suo uomo si chiama Marco, è molto diversa dopo aver conosciuto Marco, prima di conoscerlo, era fiera e provocatoria, mascherava la durezza del suo carattere per sopportare il dolore di essere stata lasciata dall’uomo che amava.
Marco sta sempre vicino a lei in clinica, conosce anche Benigno e diventano grandi amici, lui  gli dice sempre: “ Parla con lei “  sentirai meno il dolore”
Ma lui non riesce a farlo,  si tormenta solo e in silenzio a vederla così.
Questa donna torero muore, e lui non è stato capace di dirle una parola, e tutto quello che provava per lei.
Benigno è in carcere, Marco va a trovarlo, e gli dà notizie di Alicia, ma per non farlo soffrire, decide di dirgli mezza verità…dicendo che il bambino è morto, ma Alicia è rimasta in coma come prima.
In realtà non è andata così, è  successo un piccolo miracolo, si, il bambino purtroppo è morto, ma lei si è svegliata dal coma, e riesce, piano, piano a riprendere la vita nelle sue mani.
Benigno, preso dalla disperazione, perché,  non potrà più prendersi cura di lei, non le potrà più parlare, scrive una lettera di addio a Marco e si uccide in carcere.    Marco riceve questa lettera, e solo allora, riuscirà a parlare, senza avere risposte. Di fronte alla tomba del suo amico più caro, gli parla di tutto quello che fa, con una dolcezza infinita che nemmeno lui credeva di possedere, ma più che altro, riesce a parlare proprio come Benigno  gli aveva insegnato,  facendo così, si rende conto che il dolore per la perdita della sua donna e del suo amico è più lieve e accettabile, capisce che deve rassegnarsi a riprendere la sua vita e andare avanti.
*****
Cara Mary,  ti domanderai, perché ti ho scritto la trama di questo film, l’ ho fatto perché, vedendolo ho pensato ad Anna la tua amica più cara, che un giorno su un marciapiede nel centro della città, è caduta per un malore e non si è più ripresa.
Anche io conoscevo Anna, sono andata a trovarla e proprio queste due donne del  film, mi hanno ricordato l’Ospedale dove stava lei, quante persone trasformate in bambole rotte  stavano in quei letti, quante vite spezzate, quante speranze e quante lacrime ho visto nei volti  delle persone che andavano a trovare i loro cari.

Ecco perché ho pensato a te, al bene che hai voluto a questa persona, con  i suoi pregi e i suoi difetti, con la tua generosità, avresti fatto qualsiasi cosa per lei, non sopportavi che una donna così viva, che sembrava la padrona del mondo, si fosse ridotta in quello stato.
Poi il Signore l’ ha presa vicino a Sé, e tu hai iniziato a pensarla come era prima, uno spirito libero e senza sofferenze.
Quando vai a portare un fiore sulla sua tomba  “Parla con lei “ e con la memoria rivedrai anche il suo volto.
Parla con lei della tua vita, e della sua vita…e il bene che le hai voluto.
“Parla” anche con tuo marito, che hai perso troppo presto,  racconta come sei riuscita a diventare forte,  sarebbe orgoglioso di te, per come hai tirato su i vostri figli e che sei la meravigliosa nonna di quattro nipoti.
Hai avuto delle dure prove da affrontare, ma hai cercato di superarle, perché, le difficoltà che ci vengono incontro nella vita,  non sono la prova che è impossibile venirne fuori, ma l’occasione per dimostrare la volontà di superarle.
Spero che le mie parole ti abbiano aiutato a lenire la tristezza per questo dolore.
        Ti abbraccio con affetto
                                                                                Maria Luisa

  
In che luogo meraviglioso  andranno tutte le persone che non ci sono più ?
Io spero che almeno in sogno i miei cari mi abbraccino ancora,  solo così sentirò il calore dei miei ricordi, perché se chiudo gli occhi li vedo sempre accanto a me anche se ora sono lontani dal rumore del tempo.

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